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Convegno Stelline 2024: tutti i temi dei gruppi di lavoro

Di seguito l'elenco dei temi che saranno affrontati dai gruppi di lavoro nei mesi autunnali, con lo scopo di progettare in maniera collaborativa il palinsesto del Convegno.


C'è tempo fino al 15 settembre 2023 per candidarsi a partecipare, esprimendo il proprio interesse ai gruppi di lavoro compilando questo modulo. Ogni gruppo, che prevede un numero massimo di partecipanti coordinati da uno o più esperti, si occuperà di sviluppare il programma di una sessione dedicata al tema, ne definirà il taglio e i relatori da coinvolgere.

Saranno attivati i gruppi che riscuoteranno maggior interesse, gli altri si terranno in presenza durante i giorni del Convegno delle Stelline sotto forma di laboratori o workshop. La partecipazione ai gruppi di lavoro è riservata agli iscritti all'Associazione Biblioteche oggi. Per l'assegnazione ai gruppi si terrà conto dell’ordine cronologico di iscrizione.


 

La lettura condivisa

È una grande novità teorico-pratica degli ultimi anni. Viene praticata prevalentemente dai/nei gruppi di lettura, che hanno avuto negli ultimi due decenni una crescita esponenziale, divenendo un importante spazio di democrazia e di dialogo, un veicolo di consigli e scambi di idee, “una forma di autoaffermazione pubblica che aiuta a dare senso alla propria esistenza individuale e sociale”. Un’interpretazione sociale del loro ruolo apre nuove prospettive, tra cui la possibilità che il gruppo di lettura si definisca a pieno titolo come un prezioso laboratorio di inclusione.

Dal punto di vista teorico e storico la lettura condivisa si aggiunge a quella individuale e collettiva come un elemento terzo e ben distinto dalle altre due.

Occorre inoltre ricordare che in Italia, diversamente dai paesi angloamericani, la stragrande maggioranza dei gruppi di lettura è nata e cresciuta in biblioteca. Il fenomeno appare in via di sviluppo e sembra non riguardare solo le biblioteche pubbliche ma anche quelle accademiche dove negli ultimi anni ne sono sorti alcuni di sicuro interesse.

Occorre infine chiedersi se il gruppo di lettura è necessariamente vincolato alla carta e alla modalità in presenza o se è destinato a “fare i conti” con il digitale e con la modalità online in una logica di integrazione.

Coordinamento: Luigi Gavazzi – Elena Borsa


Reading literacy: una sfida per le biblioteche accademiche

La Commissione UE ha proclamato il 2023 “Anno europeo delle competenze”. Fra queste vanno considerate quelle che le biblioteche devono saper trasmettere ai propri utenti. Strumento efficace per raggiungere tale obiettivo un’azione che faccia perno sulle diverse literacies declinate in modo mirato a seconda dei diversi target. Un compito che si intreccia strettamente con gli obiettivi della formazione permanente e con l'esigenza vitale di “imparare ad apprendere”.

La Reading Literacy (accanto alla Critical Information Literacy), è uno strumento prezioso di cui le biblioteche accademiche possono avvalersi per sviluppare negli studenti competenze di lettura necessarie alla comprensione dei testi, a riflettere su di essi, a collegare concetti, a creare collegamenti con altri testi, a individuare lo spazio per letture di approfondimento senza arrestarsi al manuale (le difficoltà che molti studenti incontrano a scrivere una tesi sono un segnale che deve far riflettere). Ultimo ma non ultimo potrebbe costituire un’occasione per accompagnarli nella scoperta e nella conoscenza delle “nuove forme della lettura”.

In che misura la biblioteca accademica può impegnarsi in questo compito dalle molte sfaccettature?

Coordinamento: Matilde Fontanin


Il ruolo sociale della lettura

Diversi studi in particolare nell’ambito delle neuroscienze (basti citare Maryanne Wolf e Stanislas Dehaene) hanno dimostrato che i neuroni attivati dalla lettura sono gli stessi che si attivano quando svolgiamo tante altre attività, alcune delle quali hanno a che vedere con l’empatia, il pensiero critico e le relazioni con gli altri. In questa ottica c’è da chiedersi se le biblioteche hanno chiaro che il loro impatto va ben al di là delle attività più canoniche connesse ai tradizionali comportamenti di lettura (studio, ricerca) incidendo profondamente sulla costruzione delle competenze e abilità dei cittadini. Questa visione della lettura può cambiare completamente la prospettiva nel guardare alle biblioteche da parte degli stessi decisori e degli stakeholders. Ciò dovrebbe spingere le biblioteche a valorizzare la lettura come leva strategica oltre che rivalutare anche gli aspetti sociali della lettura come piacere e intrattenimento. Senza contare a come la lettura possa rappresentare per la biblioteca un terreno di contrasto alle crescenti forme di analfabetismo.

Va inoltre ricordato che negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi studi che hanno mostrato come la pratica del leggere sia fortemente connessa con il benessere e la qualità della vita. Come si può lavorare per evitare che la lettura sia percepita come attività accessoria ed eliminabile? Infine occorre interrogarsi se e in quale misura la lettura sia in grado di incrementare il senso di responsabilità e di cittadinanza favorendo l’inclusione, la coesione sociale, la presa di coscienza, il contrasto all’ingiustizia epistemica. Possiamo escludere che un maggior ruolo sociale della lettura possa portare con sé anche forme più sottili di censura, autocensura e censura preventiva. Su questa scia è lecito parlare di “etica della lettura”?

Coordinamento: Antonella Agnoli


Dall'analogico al digitale nella pratica di lettura dei ragazzi

“Come saranno articolati gli spazi bibliotecari per bambini e ragazzi nel futuro digitale? Quali sono gli stili di apprendimento dei giovani nati al tempo del web 2.0? Come leggono le nuove generazioni e quali strumenti utilizzano per soddisfare i propri bisogni informativi? Come si costruisce un lettore 3.0? Siamo in grado di offrire nuovi percorsi di lettura tra carta e bit? Quali e quante tecnologie dobbiamo adottare in biblioteca? Come risponde l’editoria ai bisogni dei giovani lettori digitali? Quanti scaffali sopravvivranno nelle nostre biblioteche?”.

Questi interrogativi sono contenuti nell’incipit dall’ agile volumetto Come proporre la lettura digitale ai ragazzi di Giuseppe Bartorilla, bibliotecario per ragazzi, al quale abbiamo chiesto di coordinare questo gruppo di lavoro riprendendo il filo del discorso. Era il 2016. Ripartiamo da lì. Cos’è cambiato? Cosa c’è dietro l’angolo?

Coordinamento: Giuseppe Bartorilla – Gabriella Marinaccio


Lettura/scrittura e Terza missione: un percorso possibile

La Terza Missione ha acquistato una crescente importanza nell’ambito delle università fino ad attribuirle, al pari della didattica e della ricerca, un ruolo istituzionalmente riconosciuto nei processi di valutazione della loro “qualità”. Si tratta di una funzione che ha ormai assunto un carattere strategico e che vede tra le sue declinazioni principali la missione culturale e sociale attraverso le interazioni con i territori.

È noto che le biblioteche accademiche sono state coinvolte da questa innovativa attività esprimendo forte capacità progettuale e sensibilità. Svariati i progetti messi in campo con particolare attenzione alle realtà territoriali su cui le università insistono.

Si conoscono diverse iniziative curate dalle biblioteche accademiche riconducibili in senso lato alla lettura e alla scrittura, tra cui presentazioni di libri e incontri con autori, mostre bibliografiche realizzate attingendo al proprio patrimonio, creazione di club della lettura, corsi di formazione per gli studenti delle scuole superiori sui temi della ricerca documentaria ecc. È possibile immaginare un progetto sistematico che nell’ottica della Terza Missione coinvolga le biblioteche accademiche come motori dei processi di educazione alla lettura e alla scrittura?

Coordinamento: Maria Cassella


Nuove strategie di promozione della lettura

Con l’avvento del digitale e il diffondersi di nuovi modelli di marketing si impone ad ogni livello un salto di qualità nelle tecniche e nelle metodologie di promozione della lettura. Il cambiamento riguarda sia gli scopi che i mezzi della promozione. Dobbiamo ad esempio essere consapevoli che la promozione della lettura passa anche attraverso la promozione della lettura digitale e la promozione digitale della lettura. Sono trascorsi alcuni anni da quando il social reading si affacciò nelle biblioteche proponendosi come uno strumento efficace di promozione della lettura e di socializzazione. La lettura ha preso ormai ad abitare i social, basti pensare ai giovani influencer di TikTok in grado di determinare le sorti di un libro o di un autore. E durante la pandemia le biblioteche si sono prodigate per stabilire da remoto con i loro lettori un filo diretto divenuto in molti casi un servizio strutturato e permanente di comunicazione spesso finalizzato proprio alla promozione della lettura (incontri con gli autori, letture di testi, bibliografie ragionate ecc.).

Gli ebook sono ormai entrati a far parte dell’offerta di servizio delle biblioteche. Da poco anche gli audiolibri hanno cominciato a trovare un loro spazio sebbene manchino ancora attendibili riscontri sulla loro fruizione in biblioteca (eppure, come sostiene Naomi Baron, siamo di fronte in tutto e per tutto a una forma di lettura “con le orecchie”). E che dire del fenomeno dei podcast che cominciano a muovere i primo passi in biblioteca?

Nel frattempo si fanno avanti alcuni modelli mutuati dal marketing tra cui quelli che propongono forme di profilazione e personalizzazione utili a ripensare ad esempio la tradizionale attività di consigli di lettura.

Le biblioteche hanno accumulato nella loro lunga vicenda un bagaglio molto ricco di attività di promozione della lettura che non va disperso ma richiede di essere ripensato e rilanciato. Ma come? Attraverso quali innesti?

Coordinamento: Anna Bilotta


Leggere nell'università: il ruolo delle biblioteche accademiche

Nell'università la lettura sembra oggetto di una contraddittoria rimozione: richiesta, esibita e osannata in teoria, è di fatto scarsamente studiata e praticata, considerata un utensile obbligatorio e scontato, per cui, però, spesso, mancano le competenze e nessuno si preoccupa di fornirle.

Al culmine degli studi, la lettura, come la ricerca, resta spesso affidata all'ereditarietà, familiare o scolastica, all'autodidattismo o alla casualità. E invece lo studio critico delle pratiche di lettura, l'affinamento delle tecniche, percettive, cognitive, interpretative, degli orizzonti e delle relazioni interdisciplinari, dovrebbero rappresentare una preoccupazione costante sia dei docenti che delle biblioteche e dei bibliotecari. Magari a partire dalla riflessione e discussione sul destino di due parole che hanno subito nel tempo un processo di erosione e inversione semantica: il latino studium che significava passione, amore del sapere, e il greco scholé che indicava il libero e piacevole uso delle capacità intellettuali.

Coordinamento: Alberto Salarelli


Le nuove competenze del bibliotecario come educatore e formatore

A lungo si è protratta in ambito professionale la querelle sulla natura “pedagogica” della biblioteca e del bibliotecario, rifiutata da chi ritiene questa missione di pertinenza della scuola o della famiglia, rivendicato da altri più che mai convinti che la biblioteca, coerentemente con il proprio ruolo, debba impegnarsi senza esitazione nella educazione e formazione degli utenti per quanto riguarda alcuni aspetti che le sono propri e discendono dalla sua “vocazione”, per esempio – oltre che nella educazione alla lettura – nella trasmissione di una molteplicità di skills utili a orientarsi nella infosfera. Ma gli esempi e i percorsi sono molti: anche imparare come distinguere le informazione vere dalle fake news può rientrare nei compiti formativi della biblioteca, così come insegnare a riconoscere i propri bisogni informativi e soddisfarli utilizzando i nuovi strumenti della critical information literacy, contribuire al superamento del digital divide attraverso un’attività di alfabetizzazione “informativa” (che come ci è stato insegnato è altra cosa da quella “informatica”), per arrivare, riannodando il nostro file rouge, ad appropriarsi delle nuove forme della lettura con uno sguardo particolare all’ ecosistema digitale e alle sue trasformazioni. In questo contesto rientra anche la capacità del bibliotecario di posizionarsi di fronte al fenomeno dell’intelligenza artificiale.

- Coordinamento gruppo biblioteche accademiche: Anna Maria Tammaro

- Coordinamento gruppo biblioteche pubbliche: Maddalena Battaggia


Le nuove forme della lettura per lo studio e la ricerca

Le grandi trasformazioni in atto, dei modelli biblioteconomici e bibliotecari da un lato, e della lettura in ambiente digitale dall’altro rendono necessaria una riflessione in grado di dar conto sia delle particolarità degli specifici ecosistemi informativi sia degli elementi connettivi e comuni, con uno sguardo ugualmente attento alle esigenze delle pratiche professionali e alla complessità dei principi, dei metodi, delle tradizioni disciplinari sui quali si fondano.

In particolare sono le mutazioni della lettura nell’ecosistema digitale a indurci a riflettere se le tecnologie digitali stiano rimodellando il nostro atteggiamento verso la carta stampata. La lettura digitale produce un effetto più effimero rispetto alla carta o quella lettura “profonda” di cui parla Maryanne Wolf può adattarsi anche al “cervello che legge nel mondo digitale”? Con il digitale siamo di fronte al trionfo del “consumo liquido”? Leggere sullo schermo è spesso molto comodo ma per questo diamo meno “valore” al testo digitale? Oppure, come sembra volerci suggerire Wolf, la strategia di apprendimento dovrà prevedere una sorta di “bilinguismo”, con riferimento sia ai formati che agli stili di lettura? In che cosa può consistere quella che Giovanni Solimine preferisce chiamare ”lettura anfibia”?

Coordinamento: Rosa Maiello


Lettura: carta, schermo, audio?

Il gruppo di lavoro trae ispirazione dalla celebre opera della studiosa americana Naomi Baron, Come leggere. Carta, schermo o audio?

Le grandi trasformazioni in corso in termini di comportamenti e mezzi di lettura induce a riflettere su quale può essere il contributo che le biblioteche stesse possono giocare in questo processo. Ora più che mai è necessario capire in che modo “il mezzo (di lettura) è il messaggio” e influenza la fruizione e l’apprendimento e quali strategie ci servono per usare in maniera efficace tutti i formati. Poiché gli schermi e l’audio sono ormai strumenti di lettura diffusi e riconosciuti, dobbiamo riflettere su come aiutare i lettori di ogni livello a usarli in modo più consapevole. Leggere su carta o su schermo in ambiente digitale produce lo stesso effetto? L’ascolto di audiolibri è considerabile lettura? Come la lettura su carta stampata viene influenzata sempre più dall’atteggiamento tipico del digitale? Le mutazioni nelle pratiche di lettura possono essere trasversali ai vari supporti o media? Quali possono essere le loro conseguenze culturali e sociali? Questi e altri interrogativi possono costituire per le biblioteche di ogni tipologia un banco di prova.

La lettura è in grande movimento, lontano dall’essere una attività statica necessita di infrastrutture dinamiche e dal grande potere trasformativo. Le biblioteche sono pronte? E i bibliotecari sono capaci di confrontarsi con un concetto di mediazione decisamente in divenire?

Coordinamento: Rossana Morriello – Lucia Sardo


 

Come funziona?

L'attività dei gruppi si svolgerà nei mesi autunnali e prevede la partecipazione a 3 o 4 incontri, che si terranno interamente online per favorire la partecipazione di bibliotecari da tutta Italia. Ogni gruppo, che prevede un numero massimo di partecipanti coordinati da uno o più esperti, si occuperà di sviluppare il programma di una sessione dedicata al tema, ne definirà il taglio e i relatori da coinvolgere.


Tutti i partecipanti potranno esprimersi e dare un contributo sulla base della propria esperienza, fornendo idee o ascoltando e interagendo con le proposte degli altri colleghi.



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